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Presto in libreria
aprile 29, 2011 di Maria Adele Cipolla
Pubblicato in Palermo, remota frontiera | 1 commento
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cronache di poveri diavoli in una città di paradossi
La Repubblica, 22 maggio 2011 — pagina 12 sezione: PALERMO
L’ estate a Palermo sa di gelsomini e di scirocco. Ha il tanfo di strade non lavate dalla pioggia, e il profumo inconfondibile del mare. Mantiene, indolente, un ritmo ripetuto all’ infinito, dove alla silenziosa controra fatta di sguardi nascosti dietro persiane socchiuse, segue lo sciamare di passeggiate alla ricerca di una brezza ristoratrice. Forse più che in altri periodi dell’ anno, Palermo in estate mostra tutte le sue ferite, rughe che traspaiono ben visibili sotto la spessa coltre di cipria con la quale s’ imbratta per cercare di recitare un ruolo di metropoli al quale un passato ormai lontano l’ ha inchiodata, condannandola ad una recita senza fine. Dalle pagine di Un’ estate a Palermo (Ernesto Di Lorenzo editore, 300 pagine; 14,90 euro) racconto corale di otto “scriventi” (Maria Adele Cipolla, Enzo Di Pasquale, Rossella Floridia, Martino Grasso, Beatrice Monroy, Gianfranco Perriera, Elena Pistillo, Marco Pomar) esce un ritratto bello e terribile di questa città, fotografata nella sua normalità. Assolutamente ordinaria, banale finanche, eppure straordinariamente unica e riconoscibile per quella maniera di vivere come immobilizzata, immersa in un vuoto che divora, come sottolinea Emma Dante nella prefazione al testo: «raccontano ciò che è stato e che non è più, la presenza di un male che da dentro ha dilaniato a muzzicuni la città, divorandosela piano piano». Otto storie che, in qualche modo, si sfiorano, in maniera del tutto casuale, tra la fine di giugno e la prima metà di luglio. In una Palermo che ha l’ immobilità di uno stagno, dove la mancanza di movimento non restituisce l’ idea di calma ma piuttosto quella di putrido, si muovono le esistenze di personaggi anonimi, che vivono, più o meno serenamente, la loro esistenza. Nel racconto che apre il libro, Qualcosa d’ insensato di Gianfranco Perriera, il protagonista è un giovane rappresentante di testi scolastici, che si ritrova, improvvisamente, travolto da una terribile confessione che gli viene fatta da una sua ex ragazza. E la sua frustrazione nell’ inutile corsa contro il tempo è la perfetta metafora di tutti gli sforzi che perlopiù si trasformano in fallimenti, ai quali questa città ci ha abituati. «Volevamo raccontare il sud dal punto di vista di noi fantasmi – scrivono gli autori nella prefazione del libro – i muti, i non eroi, i non commissari di polizia, i non mafiosi, essere insomma fuori dal coro di quella letteratura che fa tanto folclore. Di qui la scelta di scrivere ciascuno di noi il diario di un personaggio minore. Niente di eroico. Raccontiamo la città, i suoi abitanti, gli anonimi con i problemi di ogni giorno, in due settimane estive, il momento in cui Palermo è nella sua massima espressione di palermitanità». Sono racconti affollati di storie nelle storie, di visi che si scrutano attentamente o che s’ incrociano distrattamente tra i tavolini all’ aperto di un bar dove si celebra il rito del gelato pomeridiano. Storie crudeli come quella di Polizia Polizia di Elena Pistillo che racconta la città guardata con gli occhi innocenti di una ragazzina giuntavi dal Nord Italia e destinata dal padre a commerci infami. Storie dolcissime come La buttana del re di Beatrice Monroy, la cui protagonista, ormai più che ottantenne, rievoca una vita interamente trascorsa ad esercitare il mestiere in uno di quegli appartamenti sulla strada. Ma quanta dignità in quella vita intrapresa per amore di un uomo e quanto emblematica delle contraddizioni di questa città, la circostanza che la statua della Madonnina dell’ edicola votiva posta davanti la sua abitazione, e alla quale tutto il quartiere è devoto, abbia inequivocabilmente, le sue sembianze. Ed è proprio quella statua lo scopo del viaggio intrapreso da Antony, da oltre trent’ anni in America, protagonista di My trip a Palermo di Enzo Di Pasquale, che al suo ritorno trova solo indifferenza e nessuno disposto ad ascoltare i suoi ricordi. Ed un viaggio, seppur molto più breve, compie anche la protagonista di Principi e Principesse di Martino Grasso che, dalla vicina Bagheria, si avventura in una Palermo, che, per una vita intera, ha creduto abitata solo da nobili, e, come tale, simile a un posto incantato. E nell’ originale formula narrativa s’ incrociano le storie di una neo pensionata insegnante di lettere nel riuscitissimo racconto L’ intruso di Maria Adele Cipolla e di Mischina, và~! nel quale Rossella Floridia si cimenta con il dolore di una donna nello scoprire un duplice tradimento del quale è vittima. Il racconto che chiude il libro, L’ incarico di Marco Pomar, è un epilogo che giunge un po’ inaspettato e, forse, non proprio in linea con il resto del libro. «Le storie s’ intrecciano, tenendosi l’ un l’ altra – spiegano gli autori – perché in ciascun racconto sono entrati, hanno fatto visita i personaggi degli altri racconti, i destini di chi vive nel silenzio la grande, confusa, solare metropoli del sud. Abbiamo provato così a portare un piccolo contributo, da scriventi, alla necessità di cominciare a dipanare l’ aggrovigliata matassa di questa irripetibile, sontuosa ed infelice città a cui apparteniamo». – AMELIA CRISANTINO ANTONELLA SCANDONE