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Archive for the ‘Scarface’ Category

Mai vista tanta gente a Palermo dagli anni delle stragi, ci abbiamo lavorato un pugno di donne per 10 giorni senza l’aiuto di partiti e sindacati. La ricetta? La gente voleva solo un fischio perché non ne poteva più. Grazie Palermo, oggi mi sento meno straniera nella mia città e mi vergogno meno di essere italiana.

Ci sarà una Assemblea giovedì 3 marzo alle ore 15.00 presso
l’AULA MAGNA della Facoltà di Lettere dell’Università di Palermo

Dopo lo strepitoso successo del 13 febbraio a Palermo ci siamo prese qualche giorno per riflettere, mentre il gruppo “Se non ora quando a Palermo” su facebook ha mantenuto vivo il dibattito. Anche questo è un grande successo, significa infatti che chi è sceso in piazza, oltre a voler manifestare la propria rabbia ha il desiderio di ragionare e confrontarsi. Ecco perché ci interessa continuare, purché in modo costruttivo, creativo e propositivo. Ci siamo chieste cosa abbia spinto tanta gente a scendere in piazza, generazioni diverse, generi diversi, diverse estrazioni sociali. Crediamo che il comune denominatore sia stato il rifiuto, non tanto di un personaggio, quanto dello stile di vita che costui ha imposto (con i propri mezzi) al nostro paese. Il tema che quindi vorremmo analizzare con voi è il ruolo della donna nell’Italia berlusconiana, dividendoci se necessario per aree tematiche, ma lavorando concretamente perché si producano manifesti politici ed azioni di lotta pacifiche ed innovative. I gruppi dovrebbero lavorare in previsione di una manifestazione per il 3 o il 6 aprile, in concomitanza con l’inizio di un processo che, a nostro avviso, potrebbe giudicare non soltanto un uomo, ma uno scellerato modo di concepire la donna. Vediamoci quindi tutti, per la prima volta dopo il 13 febbraio, ringraziando il Preside della facoltà di Lettere dell’Università di Palermo che ci concede l’uso dell’Aula Magna. Non avremo molto tempo (l’aula è prenotata dalle 15 fino alle 19) quindi chiediamo di restare in tema (il ruolo della donna nell’Italia berlusconiana) e di rispettare rigorosamente i tempi di ogni intervento. Gradiremmo anche che si desse priorità a chi ha proposte concrete per azioni di lotta, soprattutto a donne e amici delle donne anonime/i e indistinte/i, chi cioè non ha ruoli di rappresentanza in partiti, sindacati e movimenti politici. Infine siate sinceri nell’indicare se parteciperete o meno (eventualmente variando il vostro “parteciperò” qualora decideste per altri impegni di non partecipare più), per ragioni organizzative abbiamo infatti bisogno di una stima quanto più veritiera possibile dei partecipanti.

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Se cliccate su questo link verrà aperta una finestra ad una pagina nella quale sono conservati tutti i file utili a chi si sta attivando per promuovere la manifestazione del 13 Febbraio a Palermo. Basta cliccare su ogni file col tasto destro del mouse per scaricarlo. A poco a poco caricherò tutti i file utili per gli organizzatori.

Il logo della manifestazione creato da Maddalena Fragnito (comitato organizzativo romano) è unificante per tutte le manifestazioni del territorio nazionale. E’ anch’esso contenuto nel kit (in formato jpeg esteso) e può essere usato per fare magliette, spillette, bandiere, manifesti e tutto quel che di creativo vi viene in mente.

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Dalla Buy alla Bongiorno tutte mobilitate
“Il caso Ruby devasta la nostra dignità”
“Il modello di relazione tra donne e uomini ostentato da una delle massime cariche dello Stato (…) – hanno scritto in un appello – legittima comportamenti lesivi della dignità delle donne e delle istituzioni. Chi vuole continuare a tacere, sostenere, giustificare, ridurre a vicende private il presente stato di cose, lo faccia assumendosene la pesante responsabilità, anche di fronte alla comunità internazionale. Noi chiediamo a tutte le donne, senza alcuna distinzione, di difendere il valore della loro, della nostra dignità e diciamo agli uomini: se non ora, quando?”. Il 13 febbraio: le donne italiane si stanno mobilitando per organizzare quel giorno manifestazioni in tutte le città italiane. Donne celebri e donne qualunque.

Il programma di Palermo:

ore 10.00 concentramento piazza Croci, in corteo fino a Piazza Verdi
ore 11.00 piazza Verdi, davanti il teatro Massimo, free-session di donne. Musica, teatro, danza, letture… un “palco aperto” dove si alternano donne, soprattutto giovani, che hanno qualcosa da dire, ognuna con un linguaggio diverso.

10 minuti l’una di musica, teatro, danza, letture (a tema, ironiche, serie, trasgressive…) insomma una specie di “palco aperto” dove si alternano donne che hanno qualcosa da dire o da suonare/cantare.

date tutti una mano a diffondere e organizzare questa iniziativa.

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Emil Jannings (Immanuel Rath) ne "L'angelo azzurro" (Der blaue engel), di Josef von Sternberg (1930), protagonista Marlene Dietrich nel ruolo di Lola

Emil Jannings (Immanuel Rath) ne "L'angelo azzurro" (Der blaue engel), di Josef von Sternberg (1930), protagonista Marlene Dietrich nel ruolo di Lola

Dopo aver dato per scontata l’indubbia responsabilità e consapevolezza dell’imperatore sulla natura dei suoi comportamenti, vorrei fermarmi un attimo a vedere queste vicende dal suo punto di vista, il che non è affatto una manovra giustificativa.

Stupisce infatti la reiterata negazione di qualsiasi dolo e la sfacciata riproposizione del cliché in cui lui è un simpatico mecenate a cui piace aiutare fanciulle in difficoltà che lo adorano. Direbbero nel loro gergo le sue ragazze s’è fatto un film. Mi sorge infatti il dubbio che lui ci creda davvero. Attenzione però, i tanti padri che sostengono di aver violentato la figlia perché “l’amavano troppo” non sono per nulla discolpabili, così come se lui crede di aver solo fatto del bene a queste ragazze vuol soltanto dire che è vittima di un disturbo del comportamento decisamente preoccupante, il che non potrà mai assolverlo.

Intendo dire che probabilmente il suo smisurato ego lo porta a credere che tutte queste ragazze facciano a gara per passare con lui le serate e gli si offrano sessualmente solo in virtù della sua prestanza e simpatia, che tutte gradiscano le sue barzellette e i video dei suoi discorsi in pubblico, che nessuna di loro sia lì per interesse. Crede persino di essere bello e giovanile e non gli passa per la mente il sospetto che il suo make up posticcio, che va dal lifting ai capelli di plastica, dal cerone all’eyeliner risulti ridicolo e innaturale.

Insomma s’è fatto una compagnia di bambole di plastica che ogni sera più che orge mettono in scena uno stesso copione, atto a rassicurarlo sulla sua grandezza.

In mezzo a tutto il recente polverone, quello che infatti lo ha maggiormente addolorato è la lettura della trascrizione delle telefonate che le ragazze si scambiavano fra di loro, in cui lo sfotticchiavano per la sua bruttezza, facevano i conti delle loro spettanze e addirittura progettavano di derubarlo o tirargli una statuetta in testa se non avesse sganciato.


Come il vecchio professore del film “L’angelo Azzurro” è caduto in una fase discendente in cui non soltanto frotte di Lole, ma anche i loro papponi, cercano di accaparrare il più possibile, e se ancora non è stato umiliato e malmenato lo deve al fatto che il suo patrimonio sembra inesauribile (c’è ancora tanto da spolpare prima di buttarlo via).

Le sue figlie (le due vere e non quella di plastica) dovrebbero sperare che questa inchiesta lo salvi prima che sia troppo tardi. Ma sembra invece che i festini continuino anche durante le inchieste, ormai è una sex addiction irrefrenabile, la vecchiaia è proprio una cattiva bestia.

Se non si riuscirà mai a dimostrare una sua colpa basterebbe fare la cosa più ovvia: a un vecchio che da di testa gli si leva la patente di guida e la firma sul conto in banca, a lui perché non si riesce a togliere la guida del paese?

Perché se lui è soltanto un vecchio rudere che dire dei suoi sodali? Che dire di chi non ha la decenza di mettere la parola fine a quest’orribile film? Questa vicenda mostra nella sua ridicola nudità non soltanto le brutte fattezze del nostro imperatore, ma anche la pochezza di chi gli sta accanto e purtroppo la pavidità di chi dovrebbe essergli contrario. Per non parlare di chi ha fatto cadere il governo condotto da un uomo irreprensibile per difendere le famiglie italiane dalla minaccia delle coppie di fatto e adesso di queste stesse famiglie si dimentica. Tanto corrotto è un intero popolo dalle ricchezze che costui ha accumulato, impoverendolo, che il grido “l’imperatore è nudo” è talmente flebile da non riuscire ad essere ascoltato.

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Ma che paese è ormai questo? Una donna su due in Italia è senza lavoro, ma ancora peggio, ha smesso di cercarlo (io fra queste), mentre un giovane su cinque non studia ne lavora.

Fra questi giovani alcune ragazze Italiane hanno pensato bene di uscire dalla melma nel solo modo che hanno appreso dalla televisione: emergere a qualsiasi costo dall’anonimato, trovare fama e fortuna attraverso i canali mediatici. Magari non sono riuscite a diventare vallette televisive ma poco importa, nel frattempo si sono fatte un fracco di soldi e prima o poi ricattando il premier potranno diventare ricche e famose. Tutto questo in un processo di assoggettamento al sultano che le rende rivali fra loro e insicure di se stesse, inserite in un vortice discendente per cui se una sera non si è prescelte per restare (a letto col sultano) il mondo è perso, non si mangia, ma soprattutto si rischia di finire nel sacco di quelle che non piacciono più. Il momento d’oro di ognuna di loro dura un fiat ma si fa finta di non pensarci, ci si illude di essere l’unica capace di diventare l’amante fissa (magari mia figlia lo fosse ha commentato uno papà affettuoso). Invece il sultano si incapriccia ora dell’una ora dell’altra, ma poi si stanca presto. E’ vorace di carne fresca e ha i soldi e l’entourage giusta per procurarsela ogni sera. La loro vcondizione è peggiore di quella delle concubine di un Harem, quelle almeno hanno un campavita, loro invece subiscono lo stesso sistema che il loro sultano ha imposto all’intero paese, quello del precariato. Un precariato di lusso che potrebbe sistemarle se soltanto avessero senno, invece loro sono corrotte dal sistema al punto da scialacquare qualsiasi cifra e tornare dopo pochi giorni a battere cassa, una vita d’inferno.

La nostra legislazione non aveva previsto delle pene adeguate ad un crimine tanto complesso, che oltre alla prostituzione di minore e alla concussione potrebbe andare dal plagio al sequestro di persona, dall’evasione fiscale (e si c’è anche quella) al vilipendio della divisa delle forze dell’ordine. Chi poteva 30 anni fa immaginare una simile mente diabolica? Chi poteva immaginare tanta pochezza in una corte pronta a tutto purché un Sansone non muoia con tutti i filistei? Il clichè era forse noto da secoli ma si è riusciti a peggiorarlo. Il vecchio con valanghe di soldi è riuscito a creare attorno a se una corte di subalterne che del genere umano conservano ormai ben poco, personalità azzerata e tratti somatici affogati nel botulino e silicone, marionette che traballano goffamente su tacchi altissimi, parlando un gergo misto di sfoghi della casa del grande fratello e abbreviazioni da SMS. Nelle loro famiglie è ormai lontano il profilo di un padre padrone, sostituito da un padre pappone che fa progetti sui guadagni sporchi della figlia, mentre la mamma fa impallidire l’Anna Magnani di Bellissima. Ho pietà di tutti loro ma mi sembrano irrecuperabili, convinti che questa sia una vita da sogno.

Le altre donne, le disoccupate con laurea, quelle che invecchiano senza scorciatoie, quelle che lavorano alla catena di montaggio, quelle che fanno le badanti, quelle che lavorano nei call center, quelle che cercano di istruire bene i propri figli, le donne vere e non di plastica sono rimaste senza parole. Nessuna di quelle che come me partecipava alle manifestazioni femministe degli anni settanta poteva immaginare un precipizio di queste dimensioni. Continuo a domandarmi: “dove abbiamo sbagliato?” Ma quel che è peggio è che io libertaria mi chiedo dove siano finiti i valori della famiglia, che io laica vorrei che lo facesse la chiesa cattolica e mi stupisco nel dolermi di una cosa che già sapevo: questa non è una chiesa che sa difendere dei valori morali, tanto è assorbita dalla difesa del proprio patrimonio economico. La chiesa che ha fatto cadere il governo Prodi per una timida legge a favore delle coppie di fatto rivendicando la sacralità della famiglia tradizionale, la chiesa che ha fermato il mondo per mantenere in vita una ragazza già morta in difesa della dignità del genere umano, perché adesso sta zitta? Perché non difende le famiglie italiane dalla corruzione del sultano? Perché non difende la dignità di queste ragazze?

Era facile rivendicare una libertà sessuale quando la controparte era una borghesia pruriginosa che i fatti propri se li faceva fuori dallo sguardo pubblico, adesso invece c’è una pretesa di libertà sessuale in libertà di fare i fatti miei, peggio per coloro che saranno costretti a perdere la dignità per il mio piacere. Qualcuno che la libertà la mette nel nome del suo partito privando noi del suo uso.

Non ho ricette, non ho suggerimenti, solo rabbia. Vorrei scendere in piazza ma in realtà vorrei che lo facessero le mie figlie, cioè tutte quelle che hanno l’età delle mie figlie. Alla mia età posso firmare appelli, scrivere, indignarmi, indicare sommessamente la strada da seguire, ma sono le più giovani che devono fare qualcosa, il futuro è loro, dopodiché mi accoderò e farò di tutto perché a loro non venga torto un capello. Ragazze riprendetevi la vostra vita, difendete la vostra dignità e il vostro futuro!

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Barbara Spinelli

Rimasta senza parole dai recenti accadimenti che coinvolgono il presidente del consiglio mi affido ancora una volta, ringraziandola, alle parole di chi io considero la penna migliore del giornalismo italiano, pubblicando di seguito il fondo di oggi su Repubblica di
BARBARA SPINELLI

Il sermone della decenza
Dovrebbe esser ormai chiaro a tutti, anche a chi vorrebbe parlar d’altro e tapparsi le orecchie, anche a chi non vede l’enormità della vergogna che colpisce una delle massime cariche dello Stato, che una cosa è ormai del tutto improponibile: che il presidente del Consiglio resti dov’è senza neppure presentarsi al Tribunale, e che addirittura pretenda di candidarsi in future elezioni come premier. Molti lo pensano da tempo, da quando per evitare condanne il capo di Fininvest considerò la politica come un sotterfugio.
continua su…

La repubblica (19 gennaio 2011)

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