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Barbara Spinelli

Rimasta senza parole dai recenti accadimenti che coinvolgono il presidente del consiglio mi affido ancora una volta, ringraziandola, alle parole di chi io considero la penna migliore del giornalismo italiano, pubblicando di seguito il fondo di oggi su Repubblica di
BARBARA SPINELLI

Il sermone della decenza
Dovrebbe esser ormai chiaro a tutti, anche a chi vorrebbe parlar d’altro e tapparsi le orecchie, anche a chi non vede l’enormità della vergogna che colpisce una delle massime cariche dello Stato, che una cosa è ormai del tutto improponibile: che il presidente del Consiglio resti dov’è senza neppure presentarsi al Tribunale, e che addirittura pretenda di candidarsi in future elezioni come premier. Molti lo pensano da tempo, da quando per evitare condanne il capo di Fininvest considerò la politica come un sotterfugio.
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La repubblica (19 gennaio 2011)

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Confesso di essere rimasta senza parole dopo l’ultima batosta elettorale, ecco perché il mio blog si è fermato per qualche settimana. La giornata di ieri tuttavia presenta una concentrazione di brutte notizie che non possono essere ignorate, soprattutto da una come me che con la mafia è costretta a convivere. Posso mettere tutto sullo stesso piano: le due bambine lasciate a terra dal pulmino della scuola di una città governata dalla Lega, perché i genitori non avevano pagato la retta; il segretario del partito di opposizione che urla atterrito alla prospettiva di urne anticipate (non dovrebbe augurarsele?); l’ennesimo omosessuale massacrato di botte; la lega che minaccia di mettere le mani sulle banche e discriminare gli insegnanti meridionali; Emergency trattata come covo di terroristi ; il senatore Marcello Dell’Utri che confessa candidamente di far politica per difendersi dal carcere (con un appannaggio pagato dal contribuente) ed infine, ciliegina sulla torta, il Premier che indica Roberto Saviano come responsabile dell’immagine negativa dell’Italia all’estero. Ci sarebbe da restare senza parole per altre due settimane e giuro che scrivere questo post è davvero difficile. Recuperando un po di pazienza posso ricordare che una settimana fa a Palermo è stato annullato un importante convegno medico a causa dello schifo provato dagli organizzatori di fronte a quella spazzatura targata PDL (la nostra municipalizzata che si dovrebbe occupare della spazzatura è al centro di uno scandalo che vede coinvolto il sindaco Diego Cammarata, della casa della Libertà) di cui ovviamente i telegiornali di grande ascolto preferiscono non parlare. Di questa immagine negativa dell’Italia Roberto Saviano non era certamente responsabile, il partito del Premier invece si. Posso citare la vergogna che provo ogni volta che vado all’estero, quando i miei amici e parenti citano sbeffeggiandolo l’uomo che sventuratamente mi governa. Se qualcuno cita invece Saviano è per infondermi un motivo di orgoglio nazionale, per rassicurarmi sul fatto che in Italia ci sono gli anticorpi capaci di combattere il malaffare che si annida nella cosa pubblica. Questo è ovviamente il punto, tanto è vero che il nostro Berlusconi si indigna nel giorno in cui per il suo sodale Dell’Utri (sotto processo per i suoi rapporti con la mafia) viene richiesto un aumento di pena.  Scendendo poi nei particolari mi chiedo perché Berlusconi se la prenda soltanto con Gomorra e la Piovra e non con la famosissima serie Il Padrino o meglio ancora con Il capo dei capi, una fiction tv in 6 puntate andata in onda fra ottobre e novembre 2007 su Canale 5 (per chi non lo ricordasse, emittente televisiva di cui è proprietaria la famiglia Berlusconi), dove di Totò Riina si narravano gesta, amori e patimenti in modo tanto partecipe che i mafiosi dell’Ucciardone non si persero una puntata. Alcuni critici si interrogarono allora se fosse il caso umanizzare in questo modo dei delinquenti, e il dibattito è ancora aperto analogamente a quello che riguarda la serie americana I Soprano. Al contrario il paziente lavoro di alfabetizzazione alla legalità condotto da Roberto Saviano dà molto fastidio alla malavita organizzata, soprattutto perché lo scrittore è molto competente in materia, ha il dono di saper parlare ai giovani e riscuote un enorme consenso in Italia e all’estero.

Io vivo a Palermo e per capire se un mio concittadino è di quelli che con la mafia vuole convivere mi basta interrogarlo sui mali della nostra città, se al primo posto viene il traffico (vi ricordate il film Jonny Stecchino?) ho la certezza che il mio interlocutore è di quelli che non vede, non sente e non parla, uno come il nostro Premier.
Cito al riguardo:

il divertente Buongiorno di Massimo Gramellini

Il dovere del Verbo, editoriale del 18-4-2010 di Barbara Spinelli

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Di Marco Travaglio, da Il Fatto Quotidiano, 8 gennaio 2010:

Travaglio: Berlusconi sfrutta l’aggressione a Milano come fosse un 11 settembre
Così ha narcotizzato stampa e quel che chiamano opposizione

“Se la politica italiana fosse un film, questo inizio di 2010 lo intitolerei ‘Le conseguenze dell’amore’. Il regime c’è da tempo. Ma ora si sta consolidando e inasprendo alla maniera classica dei totalitarismi: introducendo nella politica la categoria del sentimento per cancellare qualunque normalità democratica, qualunque ordinaria dialettica fra maggioranza e opposizione, fra governo e poteri di controllo e di garanzia. Il Capo pretende di essere amato, anzi adorato e, dopo l’attentato di Piazza Duomo, gioca sui sentimenti dei cittadini per ricattarli: ‘Chi non è con me è contro di me. Chi non mi adora mi odia’”.
Barbara Spinelli non si è mai sottratta alle regole ferree del dizionario: ha sempre chiamato “regime” il berlusconismo. Ma ora vede un’altra svolta, una cesura estrema, un salto in avanti verso il baratro.

Qual è precisamente questa svolta di regime nel regime?
Nella testa di Berlusconi l’attentato di Piazza Duomo ha creato un prima e un dopo. Dopo, cioè oggi, nulla può più essere come prima. Si sente in guerra, anche se combatte da solo. E con il dualismo amore-odio crea una situazione militare: l’immagine del suo volto sfregiato e insanguinato, riproposta continuamente in tv e sui giornali, è per lui l’equivalente dell’attentato alle due Torri per Bush. Stessa valenza, stessa ossessività, stesso scopo ricattatorio. Con la differenza che, dietro l’11 settembre, c’era davvero il terrorismo internazionale. Dietro l’attentato a Berlusconi c’è solo una mente malata e isolata.

Qual è la conseguenza politica?
L’attentato al premier ha ancor di più narcotizzato la stampa italiana, che ha rapidamente interiorizzato il ricatto dell’amore e dell’odio. E il Pd dietro. Viene bollata come espressione di odio da neutralizzare, espellere, silenziare qualunque voce di opposizione intransigente. Cioè di opposizione. Tutti quei discorsi sul dovere del Pd di isolare Di Pietro. A leggere certi quotidiani, ci si fa l’idea che il vero guaio dell’Italia degli ultimi 15 anni non sia stato l’ascesa del berlusconismo, ma quella dell’antiberlusconismo. Quanti editoriali intimano ogni giorno all’opposizione di non odiare, cioè in definitiva di non opporsi! Come se l’azione isolata di un imbecille potesse e dovesse condizionare l’opposizione. Un ricatto che si riverbera anche sugli articoli di cronaca.

A che cosa si riferisce?
Alla strana indifferenza con cui si raccontano alcune scelte mostruose, eversive della maggioranza che inasprisce il suo regime senza più critiche né opposizione. Penso alle tre o quattro leggi ad personam fabbricate in queste ore nella residenza privata del premier. Penso all’orribile apposizione del segreto di Stato sugli spionaggi illegali scoperti dalla magistratura in un ufficio del Sismi e nell’apparato di sicurezza Telecom. A salvare con gli omissis di Stato gli spioni accusati di avere schedato oppositori, giornalisti e magistrati sono gli stessi che un anno fa creavano il mostro Genchi, dipingendolo come una minaccia per la democrazia, trasformando il suo presunto ‘archivio’ in una centrale eversiva.

E Genchi operava legalmente per procure e tribunali, al contrario delle barbe finte della Telecom e del Sismi.
Appunto, ma nella smemoratezza generale, facilitata dalla narcosi della stampa (per non parlare della tv), nessuno ricorda più nulla. Nessuno è chiamato a un minimo di coerenza, né di decenza. I sedicenti cultori della privacy che strillano a ogni legittima intercettazione giudiziaria tentano dicontrollare addirittura il cervello e i sentimenti del comune cittadino col ricatto dell’odio. Fanno scandalo le intercettazioni legali, mentre lo spionaggio illegale viene coperto dal governo. Così il segreto di Stato diventa un lasciapassare preventivo a chiunque volesse tornare a spiare oppositori, giornalisti e magistrati. ‘Fatelo ancora, noi vi copriremo’, è il messaggio del regime. ‘Le operazioni illegali diventano legali se le facciamo noi’: un avvertimento per quel poco che resta di opposizione e informazione libera. E il Pd e i giornali ‘indipendenti’ non dicono una parola, soggiogati dalla sindrome di Stoccolma.

Che dovrebbe fare, in questo quadro, l’opposizione?
Vediamo intanto che cosa dobbiamo fare noi con l’opposizione: smettere di chiamarla opposizione. Diciamo ‘quelli che non governano’. Gli daremo la patente di oppositori quando ci diranno chiaramente che cosa intendono fare per contrastare il regime e cominceranno seriamente a farlo. Se è vero che Luciano Violante segnala addirittura al governo le procure da far ispezionare, se Enrico Letta difende il diritto del premier a difendersi ‘dai’ processi, se altri del Pd presentano disegni di legge per regalare l’immunità-impunità a lui e ai suoi amici, chiamarli oppositori è un favore. Li aspetto al varco: voglio sapere chi sono e cosa fanno.

Ellekappa li chiama “diversamente concordi”.
Appunto. Non si sono nemmeno accorti dello spartiacque segnato dall’attentato nella testa di Berlusconi, fra il prima e il dopo. Non hanno neppure colto la portata ricattatoria dell’ultimatum del premier perché le nuove leggi ad personam vengano approvate entro febbraio, altrimenti ‘le conseguenze politiche non saranno indolori’. Nessuno ha nulla da dire contro questo linguaggio da mafioso ai vertici dello Stato? Perché nessuno fa dieci domande su quella frase agghiacciante? E’ il Partito dell’Amore che si esprime così?

Che dovrebbe fare l’opposizione per essere tale?
Rendersi graniticamente inaccessibile a qualsiasi compromesso sulle leggi ad personam. Evitare di reagire di volta in volta sui piccoli dettagli, ma alzare lo sguardo al panorama d’insieme e dire chiaro e forte che siamo di fronte a una nuova svolta, a un inasprimento del regime. E respingere pubblicamente, una volta per tutte, questo discorso osceno sull’amore-odio.

Tabucchi invita le opposizioni a coinvolgere l’Europa con una denuncia che chiami in causa le istituzioni comunitarie.
Sull’Europa non mi farei soverchie illusioni: basta ricordare i baci e abbracci a Berlusconi negli ultimi vertici del Ppe. Io comincerei a dire che con questo tipo di governo non ci si siede a nessun tavolo, non si partecipa ad alcuna ’convenzione’, non si dialoga e non si collabora a cambiare nemmeno una virgola della Costituzione. Oddio, se vogliono ridurre i deputati da 630 a 500 o ritoccare i regolamenti, facciano pure: ma non è questo che interessa a Berlusconi. Come si fa a negoziare sulla seconda parte della Costituzione con chi, vedi Brunetta, disprezza anche la prima, cioè i princìpi fondamentali della nostra democrazia? Anziché dialogare con Berlusconi, quelli del Pd farebbero meglio a guardare a Fini, provando a fare finalmente politica e lavorando sulle divisioni nella destra, invece di inseguire, prigionieri stregati e consenzienti, il pifferaio magico. Spesso in questi mesi Fini s’è mostrato molto più avanti del Pd, che l’ha lasciato solo e costretto ad arretrare.

Perché, con la maggioranza che ha, il Cavaliere cerca il dialogo col Pd?
Anzitutto per un’irrefrenabile pulsione totalitaria: lui vorrebbe parlare da solo a nome di tutto il popolo italiano, ecco perché l’opposizione dovrebbe dirgli chiaramente che più della metà degli italiani non ci sta. E poi c’è una necessità spicciola: senza i due terzi del Parlamento, le controriforme costituzionali dovrebbero passare dalle forche caudine del referendum confermativo: e l’impunità delle alte cariche o della casta, per non parlare del “lodo ad vitam” di cui parlano i giornali, non hanno alcuna speranza di passare. Dunque è proprio sulla difesa della Costituzione e sul no a qualunque immunità che il Pd dovrebbe parlar chiaro. Invece è proprio lì che sta cedendo.

L’ha soddisfatta il discorso di Napolitano a Capodanno?
Mi ha impressionato più per quel che non ha detto, che per quel che ha detto. Mi aspettavo che, onorando i servitori dello Stato che rischiano la vita, non citasse solo i soldati in missione,ma anche i magistrati che corrono gli stessi rischi anche a causa del clima, questo sì di odio, seminato dalla maggioranza. Invece s’è dimenticato dei magistrati persino quando ha elencato i poteri dello Stato, come se quello giudiziario non esistesse più.

Perché, secondo lei, tutte queste dimenticanze?
È una lunga storia… Chi è stato comunista a quei livelli non ha mai interiorizzato a sufficienza i valori della legalità, della giustizia, dei diritti umani. Quando poi i comunisti italiani, caduto il Muro, hanno cambiato nome, sono diventati socialisti, e all’italiana: cioè perlopiù craxiani. Mentre la cultura socialista europea ha sempre difeso la legalità e la giustizia, il socialismo italiano degli anni ’80 e ‘90 era quello che purtroppo conosciamo. E chi, da comunista, è diventato craxiano oggi non può avvertire fino in fondo la violenza di quanto sta facendo il regime.

Ora si apprestano a celebrare il decennale di Craxi.
Mi auguro che il presidente della Repubblica non si abbandoni a festeggiamenti eccessivi. E non ceda alla tentazione di associarsi a questa deriva generale di revisionismo e di obnubilazione della realtà storica sulla figura di Craxi. Anche perché la riabilitazione di Craxi non è fine a se stessa: serve a svuotare politicamente e mediaticamente i processi a Berlusconi e a tutti i pezzi di classe dirigente compromessi con il malaffare. Riabilitano un defunto per riabilitare i vivi. Cioè se stessi.

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