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Posts Tagged ‘democrazia’

Tre mesi fa mi chiedevo se il web fosse di destra o di sinistra, adesso ho la risposta: il web è incontrollato e, in un paese in cui l’informazione è controllata, rappresenta un’isola di libertà ma, soprattutto, il web è qualcosa che Berlusconi non conosce e non comprende. Infatti al successo di un evento trans-mediatico senza precedenti, quale è stata la diretta di RAIperunanotte, ha reagito minacciando strumenti di repressione che neanche la Repubblica Popolare Cinese è ancora riuscita a mettere il campo, cioè il bavaglio sul web. Può farsi trapiantare capelli posticci e poi tingerli, può farsi tirare le rughe e risucchiare le borse sotto gli occhi, può ingoiare vagonate di viagra ma, c’è un piccolo dettaglio che rivela impietosamente la sua età, ed è l’ignoranza informatica. Anzi lì mostra più anni di quelli che ha perché tanta gente più anziana di lui ha fatto lo sforzo di aggiornarsi, mentre lui, come sostenuto da Massimo Gramellini durante l’ultima puntata de “L’infedele”, è rimasto cocciutamente fermo ai valori degli anni ottanta, quella della Milano da bere: imprenditori vincenti, ricchezza, arerei privati, lusso e stralusso. Nel frattempo la gente, quella che lui ama tanto, ha appreso forme di comunicazione più dirette di quelle della TV e della carta stampata, e lui neanche se ne è accorto.  “L’isola dei cassaintegrati” è riuscita a sfruttare il successo di uno dei cavalli di battaglia della moderna TV, che è il reality, ottenendo un’enorme visibilità e mettendo in ridicolo la trasmissione presa a modello; quella che mostra un mondo finto, fatto di lustrini, tacchi alti, seni e labbra al silicone, zuffe, parolacce, lacrime e nasi scolanti. La vera isola, che ovviamente deve il suo successo al web, mostra invece l’Italia reale, quella degli offesi che non si piegano, quella delle lacrime dolenti asciugate con discrezione, quella di papà isolati dalle famiglie per portare avanti la propria battaglia, quella di mogli solidali e bambini costretti a diventare adulti prima del tempo. Così come Raiperunanotte ha potuto dare voce alle lavoratrici della Omsa, agli scienziati fatti fuori dai tagli alla ricerca. Purtroppo resta una maggioranza di Italiani che non vuole vedere tutto questo e preferisce drogarsi con la TV spazzature di Maria De Filippi e il TG1 di Minzolini, fino a che il figlio tornerà a casa con le valige perché ha perso il posto, una montagna di fango gli tracimerà sulla casa e si accorgerà che il sogno Berlusconiano ha portato a lui un ulteriore utile di 8 milioni di euro (che si somma ad un reddito già stratosferico) costringendo il resto d’Italia a vivere in povertà. A questo punto, è solo questione di tempo, una maggioranza di italiani in ginocchio (o a quattro piedi) si rizzerà in piedi.

Cosa cambia in RAI e nel sistema dei media dopo il successo di RAIPERUNANOTTE, di Gianni Rossi, Articolo 21 info

La rottura della gabbia TV, Michele Serra, La Repubblica

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“Non si può governare attaccati da pubblici dipendenti quali sono i giudici” è l’ultima perla partorita dalla bocca di un uomo afflitto dalla mancanza di contraddittorio, cosa che costituisce la sua e la nostra tragedia. “Ditegli sempre di si” era il titolo di una commedia Eduardo De Filippo che parlava di un pazzo, però la pazzia non si applica al nostro premier; si offenderebbero altrimenti tutte quelle magnifiche persone che amano perdersi nei meandri della mente, entrando alternativamente in contatto col prossimo, sviluppando angoli di creatività inaccessibili ai più e mancando spesso di senso pratico. No, il nostro premier non è pazzo, è soltanto viziato dai soldi e dal potere e non riesce ormai a distinguere la fiction della sua vita dal mondo reale, fatto di fatica e brutture, però vario e vitale. Il suo “Truman show” non prevede la noia di mediare col resto del mondo: perché doversi sottoporre al giudizio della magistratura, perché essere infastiditi da una parte seppur minoritaria di stampa dissenziente, perché essere derisi da programmi satirici? Dalla sua postazione sembra facile fendere l’aria con un machete che neutralizzi qualsiasi diversità e, mancando molto in originalità, il nostro premier desidererebbe un cliché visto e conosciuto che si chiama dittatura. Tuttavia è tanto tenace nel proporlo che agli Italiani sono cascate le braccia, come a quei genitori vinti da figli troppo capricciosi, che si scambiano sguardi esausti accompagnati da frasi del tipo: “per favore faglielo fare che non ne posso più di sentirlo strillare”, solo che a forza di dare e concedere si arriva al punto che il bimbo diventa ingestibile e non si contano più le varietà delle sue maleducazioni. Per esempio si era pensato di renderlo immune da ogni processo, tanto per evitargli di distruggere l’intero sistema giudiziario italiano, ma non basta, perché la fantasia del personaggio è inarrestabile. E’ già riuscito ad aggirare il tedioso passaggio del parere del parlamento su ogni decisione da prendere, nominando da solo i membri della sua maggioranza, ma non ha risolto il problema perché ci sono sempre nuove elezioni e nuovi sondaggi. Poi lui vorrebbe vedere sempre gente entusiasta del suo operato al posto di tanti musi e derisioni e disoccupati che gli ricordano che il paese è precipitato nella peggiore crisi economica dal dopoguerra. Ed è afflitto dal terrore che la gente non lo ami, così che ricorre ad ogni stratagemma per suscitare affetto o quantomeno pietà e… dove si andrà a finire?

No, la cosa così non può funzionare, è arrivato il momento di gridare un bel no. E’ arrivato il momento di rientrare nella pratica della democrazia, che è una cosa molto faticosa e sulle cui regole si dibatte da migliaia di anni, ma dalla quale non si può fuggire.

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Di Marco Travaglio, da Il Fatto Quotidiano, 8 gennaio 2010:

Travaglio: Berlusconi sfrutta l’aggressione a Milano come fosse un 11 settembre
Così ha narcotizzato stampa e quel che chiamano opposizione

“Se la politica italiana fosse un film, questo inizio di 2010 lo intitolerei ‘Le conseguenze dell’amore’. Il regime c’è da tempo. Ma ora si sta consolidando e inasprendo alla maniera classica dei totalitarismi: introducendo nella politica la categoria del sentimento per cancellare qualunque normalità democratica, qualunque ordinaria dialettica fra maggioranza e opposizione, fra governo e poteri di controllo e di garanzia. Il Capo pretende di essere amato, anzi adorato e, dopo l’attentato di Piazza Duomo, gioca sui sentimenti dei cittadini per ricattarli: ‘Chi non è con me è contro di me. Chi non mi adora mi odia’”.
Barbara Spinelli non si è mai sottratta alle regole ferree del dizionario: ha sempre chiamato “regime” il berlusconismo. Ma ora vede un’altra svolta, una cesura estrema, un salto in avanti verso il baratro.

Qual è precisamente questa svolta di regime nel regime?
Nella testa di Berlusconi l’attentato di Piazza Duomo ha creato un prima e un dopo. Dopo, cioè oggi, nulla può più essere come prima. Si sente in guerra, anche se combatte da solo. E con il dualismo amore-odio crea una situazione militare: l’immagine del suo volto sfregiato e insanguinato, riproposta continuamente in tv e sui giornali, è per lui l’equivalente dell’attentato alle due Torri per Bush. Stessa valenza, stessa ossessività, stesso scopo ricattatorio. Con la differenza che, dietro l’11 settembre, c’era davvero il terrorismo internazionale. Dietro l’attentato a Berlusconi c’è solo una mente malata e isolata.

Qual è la conseguenza politica?
L’attentato al premier ha ancor di più narcotizzato la stampa italiana, che ha rapidamente interiorizzato il ricatto dell’amore e dell’odio. E il Pd dietro. Viene bollata come espressione di odio da neutralizzare, espellere, silenziare qualunque voce di opposizione intransigente. Cioè di opposizione. Tutti quei discorsi sul dovere del Pd di isolare Di Pietro. A leggere certi quotidiani, ci si fa l’idea che il vero guaio dell’Italia degli ultimi 15 anni non sia stato l’ascesa del berlusconismo, ma quella dell’antiberlusconismo. Quanti editoriali intimano ogni giorno all’opposizione di non odiare, cioè in definitiva di non opporsi! Come se l’azione isolata di un imbecille potesse e dovesse condizionare l’opposizione. Un ricatto che si riverbera anche sugli articoli di cronaca.

A che cosa si riferisce?
Alla strana indifferenza con cui si raccontano alcune scelte mostruose, eversive della maggioranza che inasprisce il suo regime senza più critiche né opposizione. Penso alle tre o quattro leggi ad personam fabbricate in queste ore nella residenza privata del premier. Penso all’orribile apposizione del segreto di Stato sugli spionaggi illegali scoperti dalla magistratura in un ufficio del Sismi e nell’apparato di sicurezza Telecom. A salvare con gli omissis di Stato gli spioni accusati di avere schedato oppositori, giornalisti e magistrati sono gli stessi che un anno fa creavano il mostro Genchi, dipingendolo come una minaccia per la democrazia, trasformando il suo presunto ‘archivio’ in una centrale eversiva.

E Genchi operava legalmente per procure e tribunali, al contrario delle barbe finte della Telecom e del Sismi.
Appunto, ma nella smemoratezza generale, facilitata dalla narcosi della stampa (per non parlare della tv), nessuno ricorda più nulla. Nessuno è chiamato a un minimo di coerenza, né di decenza. I sedicenti cultori della privacy che strillano a ogni legittima intercettazione giudiziaria tentano dicontrollare addirittura il cervello e i sentimenti del comune cittadino col ricatto dell’odio. Fanno scandalo le intercettazioni legali, mentre lo spionaggio illegale viene coperto dal governo. Così il segreto di Stato diventa un lasciapassare preventivo a chiunque volesse tornare a spiare oppositori, giornalisti e magistrati. ‘Fatelo ancora, noi vi copriremo’, è il messaggio del regime. ‘Le operazioni illegali diventano legali se le facciamo noi’: un avvertimento per quel poco che resta di opposizione e informazione libera. E il Pd e i giornali ‘indipendenti’ non dicono una parola, soggiogati dalla sindrome di Stoccolma.

Che dovrebbe fare, in questo quadro, l’opposizione?
Vediamo intanto che cosa dobbiamo fare noi con l’opposizione: smettere di chiamarla opposizione. Diciamo ‘quelli che non governano’. Gli daremo la patente di oppositori quando ci diranno chiaramente che cosa intendono fare per contrastare il regime e cominceranno seriamente a farlo. Se è vero che Luciano Violante segnala addirittura al governo le procure da far ispezionare, se Enrico Letta difende il diritto del premier a difendersi ‘dai’ processi, se altri del Pd presentano disegni di legge per regalare l’immunità-impunità a lui e ai suoi amici, chiamarli oppositori è un favore. Li aspetto al varco: voglio sapere chi sono e cosa fanno.

Ellekappa li chiama “diversamente concordi”.
Appunto. Non si sono nemmeno accorti dello spartiacque segnato dall’attentato nella testa di Berlusconi, fra il prima e il dopo. Non hanno neppure colto la portata ricattatoria dell’ultimatum del premier perché le nuove leggi ad personam vengano approvate entro febbraio, altrimenti ‘le conseguenze politiche non saranno indolori’. Nessuno ha nulla da dire contro questo linguaggio da mafioso ai vertici dello Stato? Perché nessuno fa dieci domande su quella frase agghiacciante? E’ il Partito dell’Amore che si esprime così?

Che dovrebbe fare l’opposizione per essere tale?
Rendersi graniticamente inaccessibile a qualsiasi compromesso sulle leggi ad personam. Evitare di reagire di volta in volta sui piccoli dettagli, ma alzare lo sguardo al panorama d’insieme e dire chiaro e forte che siamo di fronte a una nuova svolta, a un inasprimento del regime. E respingere pubblicamente, una volta per tutte, questo discorso osceno sull’amore-odio.

Tabucchi invita le opposizioni a coinvolgere l’Europa con una denuncia che chiami in causa le istituzioni comunitarie.
Sull’Europa non mi farei soverchie illusioni: basta ricordare i baci e abbracci a Berlusconi negli ultimi vertici del Ppe. Io comincerei a dire che con questo tipo di governo non ci si siede a nessun tavolo, non si partecipa ad alcuna ’convenzione’, non si dialoga e non si collabora a cambiare nemmeno una virgola della Costituzione. Oddio, se vogliono ridurre i deputati da 630 a 500 o ritoccare i regolamenti, facciano pure: ma non è questo che interessa a Berlusconi. Come si fa a negoziare sulla seconda parte della Costituzione con chi, vedi Brunetta, disprezza anche la prima, cioè i princìpi fondamentali della nostra democrazia? Anziché dialogare con Berlusconi, quelli del Pd farebbero meglio a guardare a Fini, provando a fare finalmente politica e lavorando sulle divisioni nella destra, invece di inseguire, prigionieri stregati e consenzienti, il pifferaio magico. Spesso in questi mesi Fini s’è mostrato molto più avanti del Pd, che l’ha lasciato solo e costretto ad arretrare.

Perché, con la maggioranza che ha, il Cavaliere cerca il dialogo col Pd?
Anzitutto per un’irrefrenabile pulsione totalitaria: lui vorrebbe parlare da solo a nome di tutto il popolo italiano, ecco perché l’opposizione dovrebbe dirgli chiaramente che più della metà degli italiani non ci sta. E poi c’è una necessità spicciola: senza i due terzi del Parlamento, le controriforme costituzionali dovrebbero passare dalle forche caudine del referendum confermativo: e l’impunità delle alte cariche o della casta, per non parlare del “lodo ad vitam” di cui parlano i giornali, non hanno alcuna speranza di passare. Dunque è proprio sulla difesa della Costituzione e sul no a qualunque immunità che il Pd dovrebbe parlar chiaro. Invece è proprio lì che sta cedendo.

L’ha soddisfatta il discorso di Napolitano a Capodanno?
Mi ha impressionato più per quel che non ha detto, che per quel che ha detto. Mi aspettavo che, onorando i servitori dello Stato che rischiano la vita, non citasse solo i soldati in missione,ma anche i magistrati che corrono gli stessi rischi anche a causa del clima, questo sì di odio, seminato dalla maggioranza. Invece s’è dimenticato dei magistrati persino quando ha elencato i poteri dello Stato, come se quello giudiziario non esistesse più.

Perché, secondo lei, tutte queste dimenticanze?
È una lunga storia… Chi è stato comunista a quei livelli non ha mai interiorizzato a sufficienza i valori della legalità, della giustizia, dei diritti umani. Quando poi i comunisti italiani, caduto il Muro, hanno cambiato nome, sono diventati socialisti, e all’italiana: cioè perlopiù craxiani. Mentre la cultura socialista europea ha sempre difeso la legalità e la giustizia, il socialismo italiano degli anni ’80 e ‘90 era quello che purtroppo conosciamo. E chi, da comunista, è diventato craxiano oggi non può avvertire fino in fondo la violenza di quanto sta facendo il regime.

Ora si apprestano a celebrare il decennale di Craxi.
Mi auguro che il presidente della Repubblica non si abbandoni a festeggiamenti eccessivi. E non ceda alla tentazione di associarsi a questa deriva generale di revisionismo e di obnubilazione della realtà storica sulla figura di Craxi. Anche perché la riabilitazione di Craxi non è fine a se stessa: serve a svuotare politicamente e mediaticamente i processi a Berlusconi e a tutti i pezzi di classe dirigente compromessi con il malaffare. Riabilitano un defunto per riabilitare i vivi. Cioè se stessi.

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