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Posts Tagged ‘finzione’

I bambini usano una frase d’ingresso per entrare nel mondo della finzione: “facciamo che io ero la mamma e tu la figlia?” da quel momento si stabilisce un patto fra i giocatori che dura fino a che si usa il verbo imperfetto, quando poi si torna ad usare il presente vuol dire che si è tornati alla realtà. Da adulti invece, il momento della finzione viene circoscritto all’ambiente letterario, teatrale o cinematografico. In questi tre casi si torna alla realtà chiudendo il libro o uscendo dalla platea. Al contrario la televisione, ormai elemento di sottofondo domestico, è capace di generare confusione. Quando essa è stata introdotta in Italia, molte persone anziane faticavano a distinguere i diversi livelli di messaggi che recepivano dall’elettrodomestico, tendendo a dare tutto per buono: dalle notizie del telegiornale alla fiction esoterica. L’evoluzione dell’offerta televisiva non ha affatto contribuito a diversificare i vari livelli, addirittura si chiamano “reality” trasmissioni in cui le emozioni sono inventate a tavolino: dalle lacrime copiose, al moccio del naso, agli abbracci interminabili, agli auting, alle risse; c’è un lato del cervello della maggioranza dei telespettatori che dice che è tutta una messa in scena, ma la volontà di crederci ha il sopravvento, perché quella è una realtà che piace o diverte o semplicemente permette di condividere un’emozione con milioni di persone. Ecco perché la televisione risulta il mezzo di propaganda più congeniale ai dittatori. In Italia abbiamo il caso di un capo di stato che non soltanto proviene dal mondo televisivo ma che lo controlla e ne conosce tutti gli strumenti. Con lui non esiste una linea di demarcazione fra realtà e finzione, esiste la sua verità, quella che piace a lui e che deve essere accettata dagli Italiani. Nessuno si scandalizza se si tinge i capelli, si rifà il maquillage in pubblico, porta i tacchi e si impiastriccia la testa con dei capelli posticci. Al Presidente questi stratagemmi servono per aumentare la propria autostima e se ci crede lui ci devono credere anche gli altri. In fondo tutti sanno che è un vecchio ultrasettantenne estromesso, per età e patologia, dai piaceri sessuali, ma se lui racconta la favola del toro da monta capace di fare impazzire stuoli di belle ragazze per notti intere, la gente ama crederci. Fino ad ora le sue messe in scena erano rimaste confinate alla sfera ludica e negli ultimi anni il suo staff si era adoperato a reclutare ragazze che recitassero il ruolo di sedotte. E’ pacifico che uno stuolo di truccatori e addetti all’immagine lavora giorno e notte a cancellare gli effetti del tempo dal corpo del Presidente e per essere maggiormente sicuri spinge all’eccesso l’utilizzo del ritocco fotografico. Questo rientra in quel patto con gli Italiani che affonda la sua base nel carattere particolare del soggetto: “lui è così, simpatico, stravagante, vanitoso e volitivo.”

Ora, fino a che la finzione altera la sua prestanza fisica possiamo anche sorridere. Ma che succede se la finzione crea un “procurato allarme” alla nazione e porta alla promulgazione di leggi restrittive della libertà dei cittadini? Possiamo ancora sorridere? Possiamo ancora appellarci alla stranezza del Presidente?

Poniamo il caso che egli abbia deciso di levarsi la maschera del gaudente e indossarne per un giorno una tragica e sanguinante. Poniamo il caso che questo era l’unico stratagemma per levarsi da una serie di impicci e, a che c’era, aumentare la sua popolarità. Poniamo il caso che per un giorno avesse deciso di suscitare pietà anziché invidia, credete che sarebbe stato difficile per lui e per il suo staff  convertire il copione giornaliero da commedia in dramma? E’ tanto difficile assoldare fra i figuranti plaudenti uno che invece lancia un oggetto leggero nella sua direzione? E’ così assurdo pensare che in quei minuti interminabili in automobile qualcuno abbia rifatto il trucco al Presidente? E’ impossibile, in un uomo tanto uso alla mostra del proprio corpo, pensare al compiacimento di una facies tragica con la mascella in fuori e gli occhi spiritati? Che quest’uomo abbia perso da tempo il senso della misura è un fatto assodato, che chi gli sta accanto non osa censurarlo pure, altrimenti per prime le guardie del corpo l’avrebbero di forza portato via dal luogo dell’incidente. Quest’uomo fa ormai quello che vuole perché ha i mezzi e il consenso della maggioranza degli Italiani e se avesse deciso di mettere su una finzione ne avrebbe avuto tutte le possibilità.

Il problema è cosa fare adesso. Il dubbio comincia a serpeggiare da quando sono state rese pubbliche le foto all’uscita dalla clinica, quattro giorni dopo l’aggressione, soprattutto all’estero. Io credo che qualsiasi dentista o chirurgo maxillo facciale sospetti la verità, ho già letto sul web un anonimo resoconto medico che suffraga la tesi della messinscena. Il problema è che l’Italia in questo momento sta vivendo un momento di emozione collettiva a cui non intende rinunziare, qualcosa che somiglia ai funerali di lady Diana o a quelli dei morti di Nassyria o delle Twin Towers. Chi ha il coraggio di sospettare pubblicamente che la vittima stia mentendo? Qualche giornale straniero inizia a porsi domande mentre l’ultima puntata di Anno Zero si focalizzava su una meticolosa ricostruzione dei fatti, chi voleva capire ha inteso. Dopo questo è molto probabile che travolti dallo spirito Natalizio gli Italiani voltino pagina senza farsi troppe domande, che di questa storia non si parli mai più o che, peggio ancora, ci si ridacchi sopra come una delle tante amenità che albergano nel nostro paese.

La mia generazione sta ancora pagando le nefandezze  commesse dai Brigatisti Rossi e il sospetto che qualcuno abbia pilotato quei deficienti, inducendoli ad ammazzare Aldo Moro, tormenta i miei sonni da trent’anni. Adesso penso che gli effetti di questo attentato accompagneranno l’Italia negli anni a venire e la cosa non mi piace affatto.

Nel frattempo il copione va avanti e il Presidente perdona l’aggressore, magari ritirerà l’accusa e di quest’uomo non sentiremo più parlare.

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