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Posts Tagged ‘partito democratico’

Nonostante tutto voglio essere ottimista e il mio bicchiere mezzo pieno mi dice che:

1) Berlusconi c’è ancora ma non ha la metà dei voti degli Italiani e, con un accordo elettorale fra PD e M5S, potrebbe essere messo fuori gioco da una buona legge sul conflitto d’interessi.

2) Beppe Grillo è un populista ma è stato votato da molta gente perbene, soprattutto non sarà lui ad andare in parlamento ma un grosso manipolo di outsider che non è detto che siano degli incapaci. E se fra di loro c’è qualche scarsamente onesto, vi ricordate chi ha messo in Parlamento Razzi e Scilipoti?

3) Io credo che Bersani non abbia altra scelta che quella di cospargersi il capo di cenere e sedersi a un tavolo con gli eletti al Senato (e alla camera) del Movimento Cinque Stelle, per trovare un minimo comun denominatore fra i due programmi elettorali.

4) Su questa base la coalizione (quella che fa capo al PD) che ha la maggioranza dei voti in entrambe le camere, può avere un incarico per temi: legge sul conflitto d’interessi, legge elettorale, riduzione degli appannaggi dei parlamentari e, perché no, una legge sulla patrimoniale che riequilibri le iniquità dell’IMU.

5) Potrebbe anche darsi che piglino gusto e vadano avanti per cinque anni, bocciando gli F113, il MUOS e il Ponte sullo Stretto, studiando una buona politica energetica e ridimensionando il potere delle banche. Forse sarebbe la volta di vedere in minoranza quell’anima democristiana del PD che in questi anni ha impedito ogni pulsione rivoluzionaria.

6) Monti dovrebbe restare al palo avendo fallito tutto: un anno di governo da dimenticare e una campagna elettorale guidata da toni che non gli sono propri. Che vada a passeggiare il cagnolino con i suoi nipoti.

7) Ha sbagliato tutto anche Ingroia, che io ho votato alla Camera; quindi cari compagni passiamoci una mano sulla coscienza. Ho partecipato a una riunione della Rivoluzione Civile a Palermo in cui si parlava solo di conflitti e posizionamenti all’interno della sinistra, senza riuscire a esporre un programma elettorale che invece era l’unica cosa buona della lista. Non credo che il mio Sindaco sarà indebolito da questa sconfitta, semmai avrà la conferma di essere un ottimo Sindaco e un tiepido leader politico. Per favore resti a fare il Sindaco per due mandati, che lo sa fare molto bene.

8) Per quanto riguarda me forse è giunto il momento di rivedere il concetto di destra e sinistra, non so se a 56 anni ne sarò capace, quindi perdonatemi se ancora mi commuovo sulle note dell’Internazionale, se mi scappa un pugno chiuso e se provo nostalgia per le vecchie sezioni del PCI. Per fortuna sono abbastanza vecchia da non fare tendenza.

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Non sto a ricordare quello che nella sola giornata di ieri è riuscito a compiere, o non compiere, il partito democratico italiano. Non lo faccio perché mi fa male, perché nonostante i vari cambi di nome e di casacca abbiano lavato via qualsiasi traccia di sinistra, continuo a considerare il PD un pronipote del partito in cui sono politicamente cresciuta. Un partito in cui, invero, cominciai da giovanissima ad avere una contrapposizione dialettica, cercando alternative nei gruppi extraparlamentari, tornando all’ovile a fasi alterne, come tanti del resto. Ieri alla presentazione del libro “Chi ha ucciso Pio La Torre?” (di Paolo Mondani e Armando Sorrentino) gli autori e i relatori (Claudio Riolo e Saverio Lodato) hanno ricordato i sofferti contrasti che albergavano all’interno del PCI siciliano negli anni 70 e 80, la parabola discendente da un segretario ad un altro (peggiore del precedente) che passo dopo passo è giunta a consegnarci l’attuale reggenza. Per intenderci, quella che attualmente appoggia il governo Lombardo, che nella difesa di questa posizione ha frantumato i propri consensi nella recente tornata comunale, che annuncia di staccare la spina ma temporeggia nella foga di accaparrare gli ultimi privilegi. Prima che le prossime elezioni regionali e politiche disintegreranno l’attuale panorama politico, senza molte garanzie di un miglioramento. La situazione è pressocché uguale nei due rami del parlamento nazionale e in tante assemblee locali, un clima da si salvi chi può. Non si salva la democrazia, non si salvano gli ideali, non si salva il volere degli elettori, soprattutto da anni (decenni) non si vede un programma politico. I programmi ci sono, non sempre, in quei piccoli partiti che ancora possono definirsi di sinistra ma che faticano a raggiungere il quorum, anche perché continuano a frantumarsi esponenzialmente. Poi c’è il populismo, il grande facilitatore di consensi che vede ora l’uno ora l’altro “stand up comedian”.

Continuerà così se il PD procederà nella sua autoestinzione senza che un “programma politico” riesca ad occuparne il vuoto. Non riesco neanche a chiamarlo partito, data la ripungnanza generata ormai da questo sostantivo, ma qualcosa di strutturato dovrà pur essere e faticosamente dovrà nascere dal basso, oltre e senza il PD, ricucendo ferite, individuando ideali e blocchi sociali di riferimento. Questo lavoro doveva essere fatto 20 anni fa, e dovevamo essere noi a farlo, noi che ancora ci sentiamo di sinistra, ultima bandiera a cui aggrapparci, noi che non dobbiamo più dare deleghe in bianco.

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